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L'Onu: i disastri ambientali aumenteranno
Roma, Cinque Terre, Genova, Napoli. Eccola qui, concentrata in pochi giorni, l'anticipazione del clima che verrà. Continua »
Cancun: summit sui cambiamenti climatici
E' in svolgimento il Summit di Cancun sui cambiamenti climatici.
Prestare attenzione allo svolgimento dei lavori è uno dei modi per far sentire la propria presenza e le proprie opinioni.
Buon lavoro ai partecipanti.
Tutte le info qui.
Il supermonsone che minaccia l'Europa
Un super monsone in Asia e una raffica di piogge monsoniche che sconvolge l'Europa. Il caos climatico cambia la mappa del meteo, rende strutturali episodi eccezionali, costringe a cercare nuove parole per descrivere fenomeni che assumono intensità e frequenza del tutto anomale.
E così dall'Ibimet, l'istituto di biometeorologia del Cnr di Firenze, provano a forzare il vocabolario per tradurre l'intensificarsi dei drammi che colpiscono decine di milioni di persone.
"I termini che fino a ieri usavamo abitualmente per descrivere le piogge eccezionali che colpivano l'Europa non danno più l'idea di quello che succede realmente oggi", spiega Giampiero Maracchi, responsabile dell'istituto. "A molti l'uso del termine monsone in uno scenario europeo sembrerà improprio, ma quello che sta accadendo ha caratteristiche simili alla dinamica dei monsoni. C'è l'umidità proveniente dall'Atlantico che si incanala dalla Gran Bretagna verso il Mediterraneo, dove trova l'onda calda che dai tropici si spinge sempre più lontano, sempre più vicino ai Poli. E c'è il contrasto tra questi due flussi, tra il mare di aria calda africana e la corrente di aria fredda atlantica: la massa di aria calda prima sale e poi si condensa, trasformandosi in piogge violente. Negli ultimi 15 anni ci sono stati tre episodi alluvionali sull'Europa centrale come quello che stiamo vivendo in questi giorni. E' un fenomeno recente collegato all'anomalia termica su scala globale: fino a pochi anni fa la spinta calda non arrivava così lontano con questa forza".
Se nella traiettoria verso nord ovest l'alito rovente del mutamento climatico si scontra con il mondo freddo e umido dell'Atlantico provocando valanghe di acqua, sul lato opposto, dove intercetta la corrente in risalita verso nord est, non trova opposizione e così il calore del Sahara può arrivare indisturbato fino alla steppa e incendiarla. Alluvioni e siccità, come aveva previsto l'Ipcc, la task force dei climatologi dell'Onu, convivono e traggono forza dalla stessa radice: la caldaia del pianeta, alimentata dall'anidride carbonica emessa dalle ciminiere e dalle foreste tagliate, fa salire la pressione spostando i confini del caldo, spingendo il deserto verso l'Europa.Maltempo in Asia: peggio dello tsunami
Si continua a parlare di maltempo ma è il caos climatico il vero responsabile della tragedia che in questi giorni si è abbattuta sull’Asia, mettendo completamente in ginocchio il Pakistan e producendo ingenti danni e un numero enorme di vittime in Cina e in India. Quello che ha travolto il continente è infatti un super monsone di inusuale forza, che ha prodotto effetti devastanti sulla regione e modificato in maniera sensibile il clima anche in Europa e in Russia, risultato diretto del riscaldamento della terra nella zona che va dalla penisola arabica al subcontinente indiano.
La conseguenza più immediata di questa perturbazione sono state le eccezionali piogge che per giorni si sono riversate sui tre Paesi asiatici, provocando lo straripamento dei fiumi, inondazioni, smottamenti, slavine e frane. In Pakistan i nubifragi hanno prodotto danni più gravi di quelli causati dal terribile tsunami del dicembre del 2004, anche se con un numero di vittime inferiore: secondo quanto dichiarato ieri da Maurizio Giuliano, portavoce dell’Ufficio per il coordinamento degli affari umanitari dell’Onu, i senza tetto sarebbero quasi 14 milioni (tre in più di quelli dovuti all’onda anomala), con almeno 1.600 morti, decine di migliaia di sfollati e un numero non ancora precisato ma comunque elevato di feriti e dispersi.
Drammatica anche la situazione in Cina, dove nella contea di Zhogu (prefettura autonoma tibetana di Gannan, provincia di Gansu), si scava nel fango alla ricerca di sopravvissuti alla violenta frana che ha colpito la regione. Il numero delle vittime secondo le autorità locali sarebbe superiore a 700, con oltre mille persone ancora disperse. Al di sopra della zona del disastro, intanto, esperti di demolizioni e geologi sono al lavoro per tentare di prosciugare un lago che si è creato dietro a un sbarramento costituito da terreno alluvionato, nel timore che il bacino possa sfondare l’instabile chiusa che si è venuta a creare e provocare una nuova marea di fango.Al Gore e la guerra del clima: "Perché gli ecoscettici hanno torto"
Sarebbe un immenso sollievo se i recenti attacchi alla scienza che studia il riscaldamento globale indicassero davvero che non ci troviamo di fronte a una calamità inimmaginabile la quale esige misure preventive su vasta scala per proteggere la nostra civiltà. Naturalmente, dovremmo comunque affrontare i rischi per la sicurezza nazionale di una sempre maggiore dipendenza da un mercato petrolifero dominato dalle riserve in diminuzione situate nella regione più instabile del mondo. E saremmo comunque all'inseguimento della Cina nella corsa allo sviluppo di reti elettriche intelligenti, treni veloci, energia solare, eolica, geotermica e di altre fonti di energia rinnovabile: le più importanti fonti di nuova occupazione del XXI secolo. Ma che peso ci saremmo tolti! Non dovremmo più preoccuparci che un giorno i nostri nipoti ci considerino una generazione criminale, che ha ignorato egoisticamente e spensieratamente i chiari segnali che il loro destino era nelle nostre mani.
Potremmo festeggiare coloro che hanno ostinatamente continuato a sostenere che i rapporti sul cambiamento climatico delle principali Accademie nazionali delle Scienze avevano semplicemente commesso un errore enorme. Io, per esempio, mi auguro sinceramente che le crisi climatiche siano un inganno. Sfortunatamente, però, la realtà del pericolo che stiamo correndo non è stata modificata dalla scope rta di due errori tra le migliaia di pagine di uno scrupoloso lavoro scientifico svolto nel corso degli ultimi 22 anni dall'Intergovernmental Panel on Climate Change (Ipcc). In realtà, la crisi si sta aggravando perché ogni 24 ore continuiamo a scaricare nell'atmosfera (come se fosse una fogna a cielo aperto) 90 milioni di tonnellate di inquinanti che contribuiscono al riscaldamento globale del pianeta.
Sindaci per il clima, nonostante i governi
“Non importa quello che firmeranno alla Cop 15, perché noi stiamo già facendo quello di cui loro stanno parlando”. Le parole pronunciate dal primo cittadino di Melbourne Robert Doyle al Climate Summit of Mayors, il summit dei sindaci sul clima, danno il senso della bottom line dell’incontro al quale hanno partecipato 80 sindaci di grandi città da tutto il mondo: gli enti locali non aspetteranno e non stanno aspettando decisioni dall’alto per agire.
Non possono farlo, perché gli effetti del global warming si sentono soprattutto a livello locale. Lo ha ricordato il sindaco di Melbourne, quest’anno flagellata (75 morti) dagli incendi causati da una siccità anomala, ed è stato ribadito dalla presentazione del primo studio di valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici sulle città, realizzato dal consorzio accademico internazionale UCCRN.
Devono farlo perché, come emerge dai dati Iea, i centri urbani consumano i due terzi dell’energia primaria mondiale e causano il 70% delle emissioni, percentuale avviata a salire al 76% al 2030.

