Città più attente all’ambiente dove, complice anche la crisi economica, si spreca di meno, si producono meno rifiuti e si sta più attenti al consumo di acqua potabile e dell’energia. Lo rivela l’ultimo rapporto Istat sugli “Indicatori ambientali urbani”.
Nel 2009, secondo l’istituto nazionale di statistica, numerosi indicatori segnalano una riduzione delle pressioni ambientali generate dall’attività dell’uomo.
In particolare, presentano un miglioramento il numero medio di superamenti del valore limite del PM10 (particolato con diametro minore di 10 micron) per la protezione della salute umana (-5,1% rispetto al 2008), i rifiuti urbani raccolti (-1,5%), il consumo domestico di acqua (-0,7%). L’Istat rileva poi un aumento di quasi due punti percentuali della raccolta differenziata, la quale rappresenta il 30,4% della produzione di rifiuti urbani.
Solare termico e fotovoltaico. La maggiore sensibilità sulle tematiche ambientali ed energetiche dei comuni capoluogo è evidenziata dal fatto che, nel 2009, 28 comuni (erano 8 nel 2000), hanno fatto ricorso al teleriscaldamento. Inoltre, sugli edifici pubblici sono stati installati pannelli solari termici in 59 comuni (contro i 3 del 2000) e pannelli fotovoltaici in ben 69 comuni, quando nel 2000 solo Palermo adottava tale soluzione. Read More »
Greenpeace, blitz antinucleare sulla spiaggia del Lido di Venezia. Hanno scelto una delle località più note della costa adriatica per lanciare un messaggio forte e preciso.
Destinatario, il Governatore della Regione Veneto, Luca Zaia, che durante la campagna elettorale dello scorso inverno aveva dichiarato che nella sua regione il nucleare non sarebbe mai passato e che invece, secondo Greenpeace, in quattro mesi non ha fatto nulla per scongiurare le ipotesi, ampiamente circolate nei mesi scorsi, di una centrale nucleare Enel nella vicina Chioggia o in provincia di Rovigo.
Questa mattina al Lido, sul Lungomare D’Annunzio, attivisti di Greenpeace italiani, sloveni, austriaci, tedeschi e svizzeri hanno piantato ombrelloni gialli e striscioni a formare un enorme messaggio di 1.500 metri quadri contro il nucleare. Un problema, quello nucleare, dicono gli attivisti, che non riguarda solo l’ambiente e la salute, ma che potrebbe avere influenze negative anche sull’economia turistica.
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Nel mondo occidentale ogni persona mangia mediamente 100 kg di carne all’anno. “Meno carne, meno riscaldamento globale”, recita uno dei motti ambientalisti per ridurre l’impatto dell’uomo sull’ambiente. Ma eliminare la carne dal piatto di ogni giorno è davvero un beneficio per l’ambiente? Alcuni ne sono convinti: “Nel mondo industrializzato il miglior modo per ridurre l’impatto ambientale da parte dell’uomo è che questi diventi vegetariano”, sostiene Annette Pinner, responsabile della Società Vegetariana della Gran Bretagna. Ma cosa succederebbe se tutti gli uomini togliessero la carne dalla loro dieta? Se da un lato le ricadute sarebbero importanti per l’ambiente, i risultati a più ampio spettro – secondo un’inchiesta realizzata da New Scientist- sarebbero comunque tali da sorprenderci e forse porterebbero ad un ripensamento.
Secondo la Fao, nel 2008 il mondo ha consumato 280 milioni di tonnellate di carne, 700 milioni di tonnellate di latte e 1,2 miliardi di uova e ciò ha significato un enorme costo per l’ambiente. L’agricoltura necessaria per allevare gli animali, infatti, è la prima imputata per tali danni: basti pensare all’acqua necessaria per l’irrigazione, all’uso dei combustibili per i trattori, ai pesticidi e ai fertilizzanti immessi nei suoli che causano l’eutrofizzazione dei laghi. E del grano che si produce nel mondo per allevare gli animali solo il 10% si converte realmente in carne, latte o uova: il resto serve per nutrire l’animale durante la sua vita. Ci sono poi le conseguenze legate al trasporto della carne che richiede ulteriori grandi quantità di combustibili fossili. Oltre al fatto che l’uso degli antibiotici nell’allevamento del bestiame rende i batteri più resistenti ad essi quando interessano l’uomo. E gli animali da allevamento sono la causa prima dell’erosione dei suoli a causa del loro calpestio. Altri esempi negativi? L’immissione di metano (importante gas serra) nell’atmosfera emessa dagli animali da allevamento e la distruzione delle foreste per far posto alle terre per gli animali. Sembrerebbe davvero, dunque, che un mondo senza allevamenti sarebbe davvero più “verde”.
Ma l’indagine della rivista scientifica mostra anche altri aspetti della questione. Se si decidesse realmente che l’uomo debba togliere dalla sua dieta la carne, questo dovrebbe valere indifferentemente in tutto il mondo. Read More »
Come ridurre l’anidride carbonica in eccesso che alimenta l’effetto serra? Da ogni angolo del mondo arrivano decine di proposte: la rivista americana Popular Science ha scelto le dieci idee più originali. A volte sono progetti colossali o fantasiosi. Ma, forse, potranno condurre a nuove soluzioni.
Visioni faraoniche. I giapponesi pensano in grande stile: la Jaxa (in pratica, l’equivalente della Nasa nel Paese del Sol Levante) ha progettato un satellite da inviare in orbita geostazionaria per catturare i raggi solari con pannelli fotovoltaici, trasformarli in microondee e inviarli a Terra . Ogni “microimpianto” spaziale può produrre un gigawatt di energia, e il primo sarà lanciato tra cinque anni. Altri scienziati impegnati nella lotta contro la CO2, invece, pensano di seppellire l’anidride carbonica in eccesso nei fondali oceanici. Come? Insaccandola in giganteschi contenitori di plastica a forma di salsiccia e poi calandoli in acqua. L’ingegnere canadese Louis Michaud, invece, ha costruito Twister power, una macchina che sarebbe in grado di generare dei mini-tornado e sfruttarne l’energia eolica. Tra i progetti colossali, quello proposto da un ricercatore della California è uno dei più incredibili: seminare sulla superficie terrestre alcune specie di piante in grado di riflettere le radiazioni infrarosse, raffreddando “naturalmente” il pianeta.
Leggi il seguito.
Conoscere con pochi clic la situazione della produzione, della raccolta e del trattamento dei rifiuti prodotti in un Comune o in un gruppo di Comuni italiani.
E’ quello che permette di fare il Contarifiuti, un sistema accessibile gratuitamente e di facile utilizzo.
Utile ed interessante.
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I Parchi nazionali rischiano di chiudere per mancanza di fondi. Lo denunciano i presidenti e i direttori degli enti che hanno preso carta e penna e scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere che sia «salvaguardato il patrimonio naturalistico italiano dalla minaccia incombente di sostanziosi tagli conseguenti alla manovra finanziaria». I firmatari del documento denunciano «dopo attenta e sofferta riflessione» il tema «ormai drammatico del futuro di una parte essenziale dell’attività di tutela del patrimonio naturale nazionale». «Lo facciamo – si legge nella lettera aperta inviata dal presidente di Federparchi Gianpiero Samurri – con piena consapevolezza e assoluto rispetto delle Sue prerogative, che non consentono interventi sulle scelte di governo ma che, grazie all’altissima autorità morale e alla fondamentale funzione di garanzia nell’equilibrio tra le istituzioni, possono fornire alla comunità nazionale essenziali elementi di meditazione e giudizio in momenti delicati. E questo momento è, per i Parchi nazionali, delicatissimo e cruciale». Con il taglio dei fondi, secondo i presidenti dei Parchi, sono a rischio le funzioni essenziali delle aree protette ed in particolare la conservazione. «Per svolgere questo ruolo essenziale i ventitré Parchi nazionali hanno complessivamente ricevuto dallo Stato, in passato, circa 52 milioni di euro l’anno. Una cifra – pari al costo di un caffè per ciascun cittadino», già insufficiente e che Tremonti vuole dimezzare. Intanto domani scendono in piazza le associazioni.
L’Unione per i parchi e la natura d’Italia, 394 (Associazione nazionale personale aree protette), Aidap (Associazione italiana direttore e funzionari aree protette), Aigae (Associazione italiana guide ambientali), Aigap (Associazione italiana guardie dei parchi e delle aree protette), Istituto Pangea, Wwf, Mountain Wilderness, Pro Natura e Italia nostra hanno indetto un sit-in davanti al Ministero dell’Ambiente contro «una scure che si abbatte sul sistema già fragile dei parchi, causandone la totale paralisi o la chiusura della metà di essi». Read More »
Anche quest’anno il mar Mediterraneo deve fare i conti con l’invasione di meduse, da 7 anni in costante aumento. E il loro arrivo sembra destinato a aumentare. A soffrire di più, lungo le nostre coste, sono il mar Ligure e il Tirreno. Sciami lunghi anche chilometri e di specie diverse raggiungono la riva compromettendo pesca e turismo. A dirlo è Ferdinando Boero del dipartimento di biologia marina dell’università del Salento, che anche per quest’anno lancia la seconda edizione della campagna Occhio alla medusa, un progetto di scienza dei cittadini attraverso cui è proprio la gente a inviare segnalazioni contribuendo alla mappatura di questi animali nel Mediterraneo.
«Sono 6-7 anni che le meduse continuano a aumentare - spiega Boero – e contemporaneamente cresce anche la diversità biologica». Ogni estate, a causa del riscaldamento globale, le meduse «trovano condizioni climatiche migliori» e anche se «stanno bene con qualsiasi temperatura, un’ondata di calore potrebbe fungere da amplificatore per quelle specie che amano le acque tropicali». L’espansione di meduse, osserva l’esperto, trova una correlazione «nella diminuzione dei pesci» sia per la sovrapesca sia per «la perdita di spazio ecologico».
Per il momento la situazione peggiore a causa di «un gioco di correnti» è nell’alto Tirreno, tra Liguria e Toscana, prima con enormi sciami di Velella, e ora con l’arrivo dalla Pelagia comparsa a mucchi anche più giù nel Tirreno meridionale (la più urticante del Mediterraneo). Oltre all’arrivo da Malta fino al mar Ligure della caravella portoghese, la Physalia (un esemplare dai tentacoli lunghi fino a 30 metri), in agguato c’è anche il ritorno della Mnemiopsis leidy, il killer di uova e larve di pesci.
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La tutela dell’ambiente ha uno strettissimo rapporto anche con lo sviluppo industriale del territorio? A ben leggere la vicenda che vede protagonista l’imprenditore Bruno Zago, parrebbe di sì. La storia è semplice: l’imprenditore dice di essere stato intenzionato a costruire una cartiera in Polesine, azienda che avrebbe dato lavoro a 350 persone, ma di essere stato ignorato dalla Regione, prima dall’assessore Renzo Marangon e ora dall’attuale assessore Isi Coppola.
Belle parole, ma al momento di passare ai fatti niente. Chiamata in causa, anche la Regione ripercorre la vicenda, e lo fa l’assessore alle attività produttive Isi Coppola, che Zago ha incontrato qualche mese fa. L’assessore è lapidaria e invita l’imprenditore (che dice di voler investire 200 milioni di euro) a raccontare tutta la vicenda, non sottraendosi neppure ad un particolare, la “richiesta non derogabile di costruire un inceneritore in Polesine”.
La storia la ripercorre anche Giovanni Chillemi, sindaco di Ariano Polesine. «La Pro-gest di Zago, un anno e mezzo fa ha manifestato interesse per una cartiera. – ricostruisce – Abbiamo trovato il sito sulla Romea, una superficie di oltre 50 ettari, acquisita la disponibilità dei proprietari alla cessione, inserita l’area nel Piano territoriale di coordinamento provincile. Con i dirigenti regionali e la partecipazione dell’allora assessore Marangon, era stato studiato l’iter procedurale per la realizzazione dell’insediamento. Avevamo anche trovato soluzione alla richiesta di poter utilizzare il rifiuto della nascente cartiera per produrre l’energia per sopperire in parte alle necessità dell’impianto. – continua Chillemi – Apparentemente erano state esaudite tutte le richieste come è documentato dalle carte, e invece con sorpresa ci viene effettuata una nuova richiesta: il gruppo Pro-gest intende realizzare un termovalorizzatore per usare i residui di tutte le cartiere di proprietà. Questo cambia tutto: il Veneto ha una norma che non consente la nascita di nuovi termovalorizzatori. Read More »
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Rifiuti abbandonati, scarichi selvaggi, abusi edilizi. E le spiagge un tempo da sogno trasformate in discariche ormai non si contano più, in ogni angolo del pianeta. Ma fortunatamente esistono ancora, nel mondo alcuni bagnasciuga incontaminati che costituiscono veri santuari per la fauna selvatica e per i viaggiatori più ricercati. Il sito Mother Nature Network ha scandagliato le coste internazionali alla ricerca delle spiagge più spettacolari ed eco-friendly e non si sono stupiti troppo quando hanno scoperto che la maggior parte di questi paradisi di sabbia e mare sono situati all’interno di aree protette o difficilmente raggiungibili dal turismo di massa.
Ma se tutti questi luoghi sono in qualche modo separati dal cosiddetto mondo civile, alcuni gli sono inaspettatamente vicini, dal punto di vista fisico, come la spiaggia di Goosewing, nel Rhode Island, non distante da Boston e non troppo lontana dalla Grande Mela. E se spesso troviamo le spiagge top alle latitudini, e nelle regioni, che siamo abituati ad associare al viaggio di mare da sogno (Brasile, Thailandia, Hawaii, Costa Rica), in qualche caso arriva la sorpresa. Chi avrebbe potuto pensare che l’Oregon battesse la California, o che, parlando di Spagna, emergesse l’atlantica Galizia?. Ecco le scelte Read More »
La perdita di petrolio del pozzo Macondo nel Golfo del Messico è stata fermata per la prima volta da aprile. Lo ha annunciato la Bp, che quest’oggi ha ripreso il test di pressione sull’efficacia del nuovo tappo. Le valvole della nuova struttura di contenimento sono state tutte chiuse e il petrolio non fuoriesce più, ha annunciato il vice-presidente di Bp Kent Wells. Il risultato è il frutto del test sulla pressione del pozzo cominciato da poco.
La società, riporta Cnn, ha comunque detto di non sapere per quanto tempo riuscirà ad impedire che il petrolio riprenda a sgorgare. L’arginamento del flusso di greggio è parte dei test che bp sta conducendo in questi giorni sul pozzo. Il colosso petrolifero ha comunque detto che è “molto incoraggiante” essere riusciti a fermare il petrolio, per la prima volta da quando lo scorso 20 aprile l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon ha causato il peggior disastro ecologico della storia degli Stati Uniti.
Secondo gli esperti per 13 settimane si sarebbero riversati in mare dai 35 ai 60mila barili di petrolio. Il risultato del test comunque sarà definitivo entro le prossime 48 ore che determineranno se il ‘tappo’ gigante piazzato sulla falla ha ora funzionato.
Immediata la reazione alla Borsa di New York. Non appena la notizia del blocco della falla si è diffusa i titoli della compagnia petrolifera britannica si sono impennati negli ultimi minuti delle contrattazioni a New York. Il titolo è salito del 7% a 38,92 verso la chiusura della borsa.
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I nostri laboratori e i nostri uffici saranno chiusi per le ferie estive dal 09/08 al 22/08/2010.
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C’è un nesso tra i tumori e l’esposizione alle antenne di Radio Vaticana. La superperizia disposta dal tribunale di Roma e resa nota oggi dopo cinque lunghi anni di lavoro non lascia dubbi: c’è «un’associazione importante», dice, tra l’esposizione alle strutture di Radio Vaticana e il rischio di leucemie e linfomi per i bambini.
Un esito inaspettato per l’emittente della Santa Sede, il cui direttore Padre Lombardi ha reagito con «stupore», annunciando però che la radio «presenterà al più presto le proprie controdeduzioni».
Nelle oltre 300 pagine di perizia, disposta dal gip rispetto alle morti da elettrosmog avvenute tra la fine degli anni ’80 e il 2003, nell’ambito dell’inchiesta per omicidio colposo, si parla di «rischi importanti» di morti per «tumori emolinfopoietici», per le persone esposte tra i 5 e i 9 chilometri dall’emittente, per almeno 10 anni». E in particolare dell’esposizione dei bimbi: «Lo studio suggerisce che vi sia stata una associazione importante, coerente e significativa – si legge – tra esposizione residenziale alle strutture di Radio Vaticana ed eccesso di rischio di malattia per leucemia e linfomi nei bambini». E aggiunge che le strutture di MariTele, l’installazione della Marina, «in modo limitato e additivo, hanno plausibilmente contribuito all’incremento di quel rischio».
La radio Vaticana apprende con stupore i risultati della perizia, commenta Padre Lombardi, anche perchè «non è stata ancora resa pubblica dal Tribunale». E provvederà comunque a presentare al più presto le proprie considerazioni e le controdeduzioni dei propri consulenti tecnici, il prof. Umberto Veronesi e la dott.ssa Susanna Lagorio. Read More »
L’impianto, il primo al mondo di questo tipo di dimensioni industriali, ha una potenza di 16 mw totali. Consiste in un ciclo combinato alimentato con idrogeno per produrre energia elettrica e calore, sviluppando una potenza di circa 12 Megawatt (Mw).
Il rendimento del ciclo viene aumentato sfruttando il calore presente nei fumi di scarico per produrre vapore ad alta temperatura che, inviato alla vicina centrale a carbone, genera ulteriore energia per una capacità aggiuntiva di circa 4 MW. La centrale, che utilizza 1,3 tonnellate di idrogeno all’ora, ha un rendimento elettrico complessivo pari a circa il 42%, è sostanzialmente priva di emissioni di ogni tipo. L’energia prodotta, pari a circa 60 milioni di chilowattora l’anno, sarà in grado di soddisfare il fabbisogno di 20.000 famiglie, evitando di rilasciare in atmosfera di oltre 17.000 tonnellate di anidride carbonica (CO2). L’impianto, che ha richiesto un investimento complessivo di circa 50 milioni di euro, sorge nell’area della centrale Enel “Andrea Palladio” adiacente al Petrolchimico di Porto Marghera.
Cliccando qui, il video dell’inaugurazione.
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Dismessa la fascia tricolore il sindaco di Calalzo, Luca De Carlo, si è trasformato questa mattina in spazzino. Alle sette in punto il primo cittadino è salito sulla macchina spazzatrice e insieme all’assessore alle Politiche giovanili Antonio Da Col ha pulito le strade del suo paese.
Il sindaco ha cominciato così questa domenica d’estate e lo farà per tutti i week end di luglio e agosto, quando gli operatori, come da contratto, osservano il turno di riposo. Ha deciso di ripulire personalmente le strade di Calalzo per mantenere il decoro del proprio paese risparmiando: «Non potendo pagare gli operatori più del dovuto, provvediamo direttamente noi – spiega De Carlo – Non siamo eroi, siamo gente abituata a mettersi a disposizione. I tanti turisti di Calalzo e i miei concittadini hanno bisogno di strade pulite anche nei giorni di festa». Per imparare a usare la spazzatrice ha seguito un corso di “perfezionamento”, ma per il sindaco di questo paese del Cadore darsi da fare concretamente è anche un modo di rispondere a chi punta il dito contro i costi della politica anche nei piccoli Comuni: «Per il mio incarico di primo cittadino prendo 1.020 euro al mese, mentre l’assessore ha un compenso di 64 euro al mese. Se questi sono i costi…».
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La Volkswagen ha sottoscritto un accordo con un’azienda: la Lichtblick, che fornisce energia elettrica per l’installazione di un microcogeneratore, il Total Energy Module, in 15.000 case, per arrivare in seguito a 100.000. Tale vicenda è emblematica per capire come sia stata boicottata l’efficienza energetica in Italia e, conseguentemente, anche un’innovazione industriale nel settore delle tecnologie pulite, che rappresenta la risposta vincente nel campo manifatturiero. Il Totem fu ideato dal responsabile dei sistemi termotecnici del Centro Ricerche Fiat: l’ingegner Palazzetti. L’idea di base era di concentrare gli sforzi della ricerca fondamentalmente sull’uso efficiente dell’energia, che doveva essere prioritariamente usata per il movimento e, successivamente, la parte non utilizzabile per tale scopo doveva essere utilizzata per usi termici.
La cogenerazione è la contemporanea produzione di elettricità e di calore. Il Totem utilizza un motore “metanizzato” di una 127, e viene alimentato da metano o da biogas, sviluppando una potenza elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno elettrico di venti appartamenti, con il recupero del calore si possono riscaldare tre appartamenti. Il Totem consuma la metà delle fonti fossili a parità di servizi prodotti. Esistono Totem con una potenza che varia da 2 kW a 100 kW, in grado, quindi, di rispondere a molte esigenze diverse. Fiat non ha mai considerato questa straordinaria macchina un prodotto industriale. Alcuni prototipi furono installati negli ospedali di Torre Pellice, Alessandria e Subiano. Nel nostro Paese cogenerazione è sinonimo (errato) di teleriscaldamento! Il teleriscaldamento utilizza, ma solo in inverno, il calore prodotto nelle centrali, ma necessita di costose reti di distribuzione. Read More »
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È ancora il Nord a fare la parte del leone per la gestione dei rifiuti in Italia: Ponte nelle Alpi, in provincia di Belluno, si piazza infatti al primo posto della classifica di Legambiente che ogni anno assegna gli Oscar del riciclo ai comuni che gestiscono al meglio i propri rifiuti. A livello regionale è il Veneto a svettare in cima alla classifica con una percentuale del 67% delle amministrazioni virtuose sul totale, seguito dal Friuli Venezia Giulia con il 34,2%, dalla Lombardia con il 28,8% e dal Piemonte con il 23,9%.
Eppure le buone pratiche e le performance di successo si stanno diffondendo anche al Centro Sud. In Campania sono 84 i comuni da cui prendere esempio in materia di differenziata, con Salerno in testa, e 7 comuni rappresentano la Sicilia. Spiccano poi le esperienze dei 37 comuni sardi, dei 9 comuni del Lazio, dei 4 calabresi, dei 2 della Basilicata e, per la prima volta nella storia di Comuni ricicloni, di uno della Puglia (Monteparano, provincia di Taranto).
«Se persino Legambiente è costretta a dirlo, vuol dire che è proprio vero», commenta con un pizzico di ironia e compiacimento l’assessore all’ambiente del Veneto, Maurizio Conte. Nella classifica di Legambiente, inoltre, il nordest si conferma l’area del paese con il più alto indice di raccolta differenziata; infatti, nei primi trenta posti della graduatoria dei comuni dove i rifiuti vengono gestiti meglio, sia per quanto riguarda quelli con più di 10 mila abitanti, sia quelli al di sotto, si trovano praticamente tutti comuni veneti. Read More »
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L’appuntamento è davanti alla Mount Carmel Missionary Baptist Church. L’ex capitale dell’automobile è diventata una terra da missionari. Intorno alla chiesa c’è un quartiere di villette monofamiliari, qualcuna ancora linda e graziosa, con l’erba del prato tagliata di recente, ultimi fortini di resistenza aggrappati al benessere di una volta. Attorno, stringono l’assedio le case coi vetri rotti, le porte sfondate, i tetti pericolanti, i garage incendiati, uno scenario di distruzione violenta, come se un esercito straniero si fosse fatto largo coi tank e i lanciafiamme. “Immagina cosa succede – mi dice il missionario Jeffrey Jones – quando a fianco a casa tua improvvisamente c’è il vuoto, i vicini scompaiono, qualcuno prima di fare le valigie inchioda alle finestre un asse di legno. È un mondo che crolla. Al posto dei tuoi vicini arrivano i senzatetto e gli spacciatori. E pensare che questo era stato per un secolo un quartiere fantastico. Da una parte c’era la fabbrica della Chevrolet. Dall’altra una solida middle class nera: tecnici industriali, avvocati, medici. E poi un centro di vita culturale, qui c’era Motown, la casa discografica che fu la culla del rythm and blues, della musica soul. Al sabato sera c’era nei locali si faceva la fila per entrare”.
Ora in quest’angolo depresso della Oakland Avenue, tra il Grand Boulevard e la Woodward, Jones con la sua Next Detroit Neighborhood Initiative è il protagonista di un esperimento unico al mondo. Spopolata dalla crisi industriale e poi da quella immobiliare, devastata dalle tensioni razziali e dalla criminalità, proprio quando sembrava condannata a diventare una città-fantasma, Detroit ha avuto un’illuminazione. Il suo nuovo sindaco, l’ex campione di basket e industriale siderurgico Dave Bing, ha capito che Detroit va “ristretta” drasticamente, come i suoi abitanti. Read More »
Un viaggio lungo 33 giorni che toccherà 8 laghi di 6 regioni italiane, coinvolgendo 200 comuni con circa 100 campionamenti. Questi i numeri della quinta edizione della Goletta dei laghi – Cigno Azzurro, la campagna di Legambiente per il monitoraggio dei laghi italiani. Occhi puntati su depuratori mal funzionanti, scarichi abusivi, inquinamento e cementificazioni che minacciano la salute degli ecosistemi lacustri del Paese.
La campagna, realizzata con il contributo di Coou (Consorzio Obbligatorio Oli Usati), prenderà il via sabato 3 luglio prossimo dai laghi laziali per spostarsi poi in Umbria, Lombardia, Piemonte, Veneto e Trentino e chiudersi il 4 agosto a Milano con la conferenza stampa finale. Un mese in cui i tecnici di Legambiente effettueranno i rilevamenti delle acque anche in base alle segnalazioni di Sos Goletta, il servizio messo a disposizione dei cittadini per denunciare scarichi abusivi, tubature che immettono nei laghi e sostanze sospette che minacciano l’equilibrio del bacino lacustre. La novità di questa edizione della campagna è la consegna delle bandiere nere.
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È la Sardegna al timone della classifica delle spiagge e dei mari più belli, con 3,4 vele blu di media. Seguono Puglia e Toscana subito avanti a Campania e Sicilia. È questa in sintesi la classifica della Guida Blu di Legambiente e Touring Club Italiano, che quest’anno festeggia la sua decima edizione. In queste regioni l’eccezionale e riconosciuto pregio naturalistico, si sposa con l’impegno nella salvaguardia del paesaggio e del litorale e, soprattutto, con tante iniziative di sviluppo dei servizi e di valorizzazione e tutela del territorio.
Le vele blu sono state presentate a Roma da Sebastiano Venneri, vicepresidente e responsabile mare di Legambiente, Alberto Dragone, direttore editoriale Touring Editore, Luigi Rambelli, presidente di Legambiente Turismo, Stefano Donati dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, insieme ai sindaci delle località premiate con, il massimo riconoscimento, le cinque vele che quest’anno sono ben 14 (Pollica, Cinque Terre, Ostuni, Capalbio, Castiglione Della Pescaia, Nardò, Capraia, Salina, San Vito lo Capo, Bosa, Baunei, Noto, Posada, Otranto). Secondo Legambiente questo testiminia che ci sono sempre di più amministrazioni impegnate ad aumentare la qualità del loro territorio. Anche per l’estate 2010 è la costa tirrenica a rappresentare l’eccellenza dell’offerta turistica balneare. Read More »
Cento miliardi di dollari sul tappeto per affrontare la sfida climatica e per rilanciare la green economy. E’ questo – spiega il capo della delegazione statunitense, Todd Stern – il tema centrale della riunione del Mef (Major Economies Forum) che si terrà a Roma oggi (e ieri). I rappresentanti delle 17 maggiori economie del mondo si incontrano per un vertice dedicato all’intreccio fra tre grandi questioni: ambientale, climatica ed energetica. Si riuscirà a superare l’impasse che ha bloccato il vertice Onu di Copenaghen?
“Non parlerei di impasse. La conferenza di Copenaghen ha prodotto passi avanti importanti”, risponde Todd Stern, dal gennaio 2009 inviato speciale dell’amministrazione americana per il cambiamento climatico. “Per la prima volta sia i paesi di antica industrializzazione che quelli in via di sviluppo si sono trovati d’accordo nel sottoscrivere una dichiarazione di impegno nella lotta contro i cambiamenti climatici. Inoltre si è deciso di stanziare 30 miliardi di dollari nel triennio 2010 – 2012 per sostenere le politiche di adattamento al nuovo contesto climatico. Infine si è sottolineata la necessità di un meccanismo di trasparenza per la gestione dei dati, del trasferimento delle tecnologie pulite, dei fondi. Non è poco”.
Molto meno di quello che ci si aspettava: è mancato ad esempio ogni accenno all’obbligatorietà degli impegni prevista dal protocollo di Kyoto. Quali passi avanti sono ipotizzabili in questo meeting romano?
“Il Mef non è un momento decisionale. E’ stato pensato per poter consentire un dialogo più intenso e più sciolto tra le varie parti. E sono sicuro che si coglierà questa opportunità per fare ulteriori progressi utili in vista della prossima conferenza sul clima che si terrà a dicembre a Cancun”.
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Una proposta di legge presentata oggi al Parlamento britannico. Secondo uno studio dell’Università di Cambridge ridurrebbe il consumi di energia dello 0,3 per cento.
LONDRA – La proposta di mantenere l’ora legale tutto l’anno in Gran Bretagna verrà presentata in Parlamento, sostenuta da un nuovo studio che ne evidenzia i risparmi energetici. La ricercatrice Elizabeth Garnsey, dell’Università di Cambridge ha presentato l’iniziativa, che si chiama “Lighter Later” (più luce più tardi).
RISPARMIO DI 450MILA TONNELLATE DI CO2.
Secondo lo studio della scienziata, pubblicato dalla rivista Energy Policy, mantenere l’ora legale tutto l’anno permetterebbe di risparmiare ben 450.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno, ridurre gli incidenti stradali e quindi la spesa del sistema pubblico sanitario del Paese che risparmierebbe ben 200 milioni di sterline. Read More »
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Ecocentrico è il primo villaggio sostenibile in rete dove le persone possono incontrare le aziende ecoevolute: così le aziende possono raccontare cosa fanno, le persone possono trovare cose interessanti e discuterne online.
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Qual è la situazione attuale di quella che tutto il mondo ha conosciuto come l’emergenza rifiuti napoletana? Come stanno veramente le cose? è questo il quesito che tanti in questo periodo si pongono. Per provare a dare una risposta si deve passare obbligatoriamente per le campagne della provincia di Caserta. Terreni agricoli di pregio, sotto qualsiasi punto di vista. Scelti per la bellezza e la biodiversità durante l’impero romano, dai senatori, per trascorrevi periodi di vacanze, le terre casertane sono ricche di acque e fertilissime per le coltivazioni. Almeno così era. Non distante dall’anfiteatro romano della vecchia Capua, in località Ferrandelle, a pochi chilometri da Casal di Principe, sono depositate circa un milione di tonnellate di rifiuti, e il sito è colmo.
L’odore nauseabondo si avverte a chilometri di distanza, e chiaramente quei terreni sono stati sottratti alla loro originaria vocazione agricola. Quella di Ferrandelle, inoltre, doveva essere una fattoriautilizzata per produrre prodotti tipici e biologici. Ma la tenuta, una volta di proprietà del clan dei casalesi, è diventata uno dei luoghi dove s’è tamponata l’emergenza, dicendo che questa era ormai risolta. Così non sembra però a molti cittadini campani, specialmente a quelli che abitano vicino questi luoghi maledetti. E a non vederci chiaro è anche l’Europa. La Commissione Europea infatti vuole sapere che fine faranno le ecoballe, stipate a milioni di tonnellate (si stima ve ne siano circa dieci), su terre che fino a pochi anni fa erano campi coltivati o frutteti. Intere montagne di munnezza impacchettata, che parrebbe destinata ad essere smaltita nell’inceneritore di Acerra, anche se, ormai è più che accertato, molte di queste ecoballe, che di “eco” non hanno davvero nulla, contengono anche materiali e rifiuti che non possono essere bruciati. Come si procede dunque? Nessuno lo sa. Ed è quello che vorrebbero sapere anche a Bruxelles.
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